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Novi_35 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


35 La VITA È la PREPARAZIONE della MORTE • EVANGELO_Vol_06_Cap_383 § 4-7

383.4­Eccolo al  guado. Le acque, basse, permettono che siano passate a piedi dagli  adulti. Basta sollevarsi le vesti sopra il ginocchio e cercare le pietre  larghe e sommerse che biancheggiano sotto le acque cristalline a fare  da marciapiede ai guadanti. Più a valle, invece, passano coloro che sono  su cavalcature.
Gli apostoli sguazzano contenti fino a mezza  coscia, e non par vero a Pietro di farlo. Promette e si promette che  nella sosta in casa di Salomon non mancherà modo di regalarsi un bagno  «rinfrescatore», dice lui, a compenso dell’«arrostitura» di ieri.
Eccoli dall’altra parte. Anche qui è folla che si mette in moto dopo la notte o che si riasciuga dopo aver guadato.
Gesù ordina: «Spargetevi a dire che c’è il Rabbi. Io vado presso quel tronco abbattuto e vi attendo».
Presto molta folla è avvisata e accorre.
 Gesù inizia a parlare. E prende lo spunto dal passare di un corteo  piangente dietro una lettiga, dove è uno che si è ammalato a Gerusalemme  e, spacciato dai medici, viene portato di fretta a casa per morirvi.  Tutti ne parlano perché è ricco e giovane ancora. E molti dicono: «Però  deve essere un gran dolore morire quando si ha tante dovizie e così  pochi anni!». E c’è chi dice, forse sono persone che già credono in  Gesù: «Gli sta bene! Non sa avere fede. I discepoli sono andati a dire  ai parenti: “Là è il Salvatore. Se avrete fede e chiederete, il malato  guarirà”. Ma, lui per il primo, hanno ricusato di venire dal Rabbi». Le  critiche succedono alle commiserazioni. E Gesù di tutto questo si serve  per iniziare a parlare.
383.5«La pace a voi tutti!
 Certo il morire spiace ai ricchi e giovani, che sono soltanto ricchi e  giovani di denaro e di anni. Ma a quelli che sono ricchi di virtù e  giovani per purezza di costumi non duole il morire. Il vero sapiente,  dall’uso della ragione in poi, si regola in modo da rendersi placido il  morire. La vita è la preparazione della morte, come la morte è la preparazione alla più grande Vita.  Il vero sapiente, da quando comprende la verità del vivere e del  morire, del morire per risorgere, si studia in tutti i modi di  spogliarsi di tutto quanto è inutile e di arricchirsi di tutto ciò che è  utile, ossia le virtù e gli atti buoni per avere un corredo di beni  davanti a Colui che a Sé lo richiama per giudicarlo, per premiarlo, o  per castigarlo con giustizia perfetta. Il vero sapiente conduce una vita  che lo fa adulto più di un vegliardo in saggezza e giovane più di un  adolescente, perché vivendo con virtù e giustizia conserva al cuore una  freschezza di sentimenti che talora neppure i giovanetti hanno. Come  allora è dolce morire! Reclinare il capo stanco sul seno del Padre,  raccogliersi nel suo abbraccio, dire fra le nebbie della vita che fugge:  “Ti amo, spero in Te, in Te credo”, dirlo per l’ultima volta sulla  terra per poi dirlo, il giubilante “Ti amo!”, per tutta l’eternità fra i  fulgori del Paradiso.
Duro pensiero la morte? No. Giusto decreto  per tutti i mortali, non è gravoso di affanno altro che per coloro che  non credono e sono carichi di colpe. Inutilmente l’uomo, per spiegare  gli affanni scomposti di uno che muore e che nel suo vivere non fu  buono, dice: “È perché non vorrebbe morire ancora, perché non ha compito  alcun bene, o poco bene ha fatto, e vorrebbe vivere ancora per  riparare”. Invano dice: “Se fosse vissuto di più, avrebbe potuto avere  premio più grande perché avrebbe fatto di più”. L’anima sa[48], almeno confusamente, quanto tempo le è dato. Un nulla di tempo rispetto all’eternità. E l’anima sprona l’io  tutto ad agire. Ma, povera anima! Come spesse volte è soverchiata,  calpestata, imbavagliata per non sentire le sue parole! Questo succede  nei mancanti di buona volontà. Mentre negli uomini giusti fin dalla  fanciullezza è ascolto del­l’anima, ubbidienza ai suoi consigli, è  operosità continua; e giovane d’anni ma ricco di meriti muore il santo,  talora ancor nell’aurora della vita; né, per cento o mille anni  aggiunti, potrebbe esser più santo di quanto lo è già, perché l’amore di  Dio e di prossimo, praticati in tutte le forme e con tutta generosità,  lo fanno perfetto. In Cielo non si guarda a quanti anni si è vissuti, ma  a come si è vissuti.
Si fa il lutto sopra i cadaveri. Si piange su  essi. Ma il cadavere non piange. Si trema di dover morire. Ma non ci si  cura di vivere in modo da non tremare nell’ora della morte. E perché non  si piange e si fa lutto sui cadaveri viventi, i più veri cadaveri,  quelli che come in un sepolcro portano nel corpo un’anima morta? E  perché quelli che piangono, pensando che deve morire la loro carne, non  piangono sul cadavere che hanno dentro? Quanti cadaveri Io vedo, e che  ridono e scherzano e non piangono su sé stessi! Quanti padri, madri,  sposi, fratelli, figli, amici, sacerdoti, maestri Io vedo che piangono  stoltamente per un figlio, uno sposo, un fratello, un genitore, un  amico, un fedele, un discepolo, morti in palese amicizia con Dio, dopo  una vita che è una ghirlanda di perfezioni, e che non piangono sui  cadaveri delle anime di un figlio, sposo, fratello, padre, amico,  fedele, discepolo, che morto è per il vizio, per il peccato, e morto in  eterno, per sempre perduto se non si ravvede! Perché non cercare di  risorgerli? Questo è amore, sapete? È il più grande amore. Oh! stolte  lacrime su una polvere tornata tale! Idolatria degli affetti! Ipocrisia  degli affetti! Piangete, ma sulle anime morte dei vostri più cari.  Cercate di portarli alla Vita. E parlo specialmente a voi, donne che  tanto potete su coloro che amate.
383.6­Ora insieme guardiamo ciò che la Sapienza indica come cagione di morte e di vergogna.
 Non insultate Dio facendo mal uso della vita che vi ha data,  sporcandola con male azioni che disonorano l’uomo. Non insultate i  genitori con una condotta che getta fango sui loro capelli bianchi e  triboli di fuoco sui loro ultimi giorni. Non insolentite chi vi benefica  per non essere maledetti per l’amore che calpestate. Non insolentite  chi governa, perché non è con la ribellione ai governanti che si fanno  grandi e libere le nazioni, ma è con la condotta santa dei cittadini che  si ottiene l’aiuto del Signore, il quale può toccare il cuore dei  governanti o toglierli dal luogo o anche dalla vita, come più volte  insegna la nostra storia d’Israele, quando passano la misura e specie  quando il popolo, santificandosi, merita perdono da Dio, che perciò leva  lo strumento oppressore dal collo dei puniti. Non insolentite la sposa  col farle affronto di adulteri amori, e non insolentite l’innocenza dei  figli con cognizioni di illeciti amori.
Siate santi davanti a quelli  che in voi vedono, per affetto e per dovere, colui che deve essere  l’esempio della loro vita. Non potete scindere la santità verso il  prossimo più prossimo da quella verso Dio, perché una germina l’altra,  come i due amori, di Dio e di prossimo, si germinano l’uno dall’altro.
Siate giusti presso gli amici. L’amicizia è una parentela del­l’anima. È detto[49]:  “Quanto è bello per gli amici procedere insieme”. Ma è bello se si  procede su un cammino di bene. Guai a colui che corrompe e tradisce  l’amicizia col fare di essa un egoismo, o un tradimento, o un vizio, o  un’ingiustizia. Troppi sono coloro che dicono: “Ti amo” per sapere le  cose dell’amico e sfruttarle a loro pro! Troppi quelli che usurpano i  diritti del­l’amico!
Siate onesti presso i giudici. Tutti i  giudici. Da quello altissimo che è Dio e che non si truffa né inganna  con pratiche ipocrite, a quello intimo che è la coscienza, a quelli  amorosi e sofferenti, e attenti nel loro amore vigile, che sono gli  occhi dei famigliari, a quello severo dei giudici del popolo. Non  mentite invocando Dio per dare forza alla menzogna.
Siate onesti nel  vendere e nel comperare. Mentre vendete, e la concupiscenza vi dice:  “Ruba per avere più guadagno”, mentre la coscienza vi dice: “Sii onesto  perché ti dorresti di essere derubato”, ascoltate quest’ultima voce,  ricordando che non va fatto agli altri ciò che non vorremmo fatto a noi  stessi. Il denaro che vi viene dato a scambio di merce è sovente bagnato  di sudore e di pianto del povero. Costa fatica. Voi non sapete quanto  dolore esso costa, quanti dolori sono dietro quella moneta che a voi,  venditori, pare sempre troppo poca per ciò che date. Creature malate,  bambini senza padre, vecchi con scarsa pecunia… Oh! dolore santo, e  santa dignità del povero che il ricco non comprende, acché sei non  meditata? Perché c’è onestà nel vendere al forte, al potente, per paura  delle sue rappresaglie, mentre si abusa dell’indifeso, dell’ignoto  fratello? Ciò è delitto più contro l’amore che verso l’onestà stessa. E  Dio lo maledice perché la lacrima spremuta al povero, che non ha che il  pianto per reazione contro al sopruso, per il Signore ha la stessa voce  del sangue strappato alle vene di un uomo da un omicida, da un Caino del  proprio simile.
Siate onesti negli sguardi così come nella parola e  nelle azioni. Uno sguardo, dato a chi non merita o negato a chi lo  merita, è pari a laccio e a pugnale. Lo sguardo che si allaccia con la  pupilla sfrontata della meretrice e le dice: “Sei bella!”, e risponde al  suo sguardo d’invito col suo di adesione, è peggio del nodo scorsoio  per l’impiccato. Lo sguardo negato al parente povero o all’amico caduto  in miseria è simile ad un pugnale piantato nel cuore di questi infelici.  E così lo sguardo di odio o quello di sprezzo dati al nemico o al  mendico. Il nemico va perdonato e amato almeno con lo spirito, se la  carne si rifiuta di amarlo. Il perdono è amore dello spirito. Il non vendicarsi è amore dello spirito.  Il mendico va amato perché nessuno lo conforta. Non basta gettare un  obolo e passare sprezzanti. L’obolo serve per la carne affamata, nuda,  senza asilo. Ma la pietà che sorride nel dare, che si interessa del  pianto dell’infelice, è pane del cuore. Amate, amate, amate.
Siate  onesti nelle decime e nelle consuetudini, onesti nel­l’interno delle  case non abusando del servo oltre misura e non attentando alla serva che  dorme sotto il vostro tetto. Se anche il mondo ignora il furto commesso  nel segreto della casa, furto alla moglie ignara e alla serva che  disonorate, Dio sa il vostro peccato.
Siate onesti nella lingua. E onesti nell’educare i figli e le figlie. È detto[50]:  “Fa’ ciò perché la figlia non ti renda zimbello della città”. Io dico:  “Fate ciò perché lo spirito di vostra figlia non muoia”.
383.7Ed ora andate. Io pure vado dopo avervi dato un viatico di sapienza. Il Signore sia con quelli che si sforzano ad amarlo».
 Li benedice col gesto e, rapido, scende dal tronco abbattuto e prende  un sentieruolo fra le piante, risalendo il fiume e scomparendo presto  fra gli intrichi verdi.
La folla commenta animatamente e con pareri  contrari. Naturalmente i contrari sono quei pochi esemplari di scribi e  farisei presenti fra le turbe degli umili.

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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