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Novi_27 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


27 ACCETTARE la MORTE con la PACE QUADERNI_19440319

Dice Gesù:
«Un altro breve insegnamento per quelli che,  quasi giunti alla mèta, hanno bisogno di compiere gli ultimi sforzi per  toccare vittoriosamente la fine della prova.
Siate perfetti, ho  detto . La perfezione si inizia dalle cose più pesanti e si compie con  le più leggere. Si inizia domando la carne, si compie emendando il  pensiero da quelle idee che non sono peccato ma che hanno in sé tara di  una ingiustizia mentale non gradita a Dio. Compatita da Dio che è  misericorde, ma non gradita. Ora, perché voler venire a Me con la veste  non bruttata da macchie, ma non fresca e intatta come quella di un  giglio che s’è deterso dalla polvere con la rugiada del mattino?
Io  sono la vostra rugiada e mi effondo per levarvi anche le più lievi  appannature di umanità e di errore ed imperlarvi della mia Grazia per  farvi gioielli del trono del Padre. Vi ho dato il mio Amore e il mio  Sangue. Vi ho dato la mia Parola e il mio Corpo. Ma voglio darvi più che  la Parola. Voglio darvi il mio Pensiero.
Che è il pensiero? È  l’anima della parola. Quando due si amano, non si accontentano di dirsi  le parole necessarie, ma si comunicano anche gli intimi pensieri. Oh!  gioia poter dire a chi ci ama quello che come lampo, come musica, come  palpito ferve nella mente e per questo fervere ci distingue dai bruti, i  cui moti mentali si limitano ai bisogni rudimentali del vivere!
 L’uomo pensa, e dal pensiero trae capolavori d’arte, di genio, di  bellezza. L’uomo pensa, e in questo suo pensare ha un intimo amico che  empie di compagnia anche la solitudine del romito. Il pensiero dell’uomo  spazia, spirituale come è, per tutto l’universo. Si sprofonda nel  rammemorare gli èvi lontani, si immerge nella previsione dei tempi  avvenire, studia e contempla e medita le mirabili opere di Dio nel  creato, riflette sui misteri degli uomini (ogni uomo è un mistero chiuso  in veste mortale: luminoso o buio a seconda del suo animo santo o  satanico; mistero noto a Dio solo a cui nulla è ignoto) e dalla  contemplazione delle cose e degli uomini sale alle contemplazioni di  Dio. Come aquila che, rapida, saetta da una valle ai suoi picchi e da  questi ascende più alto a spaziare nel cielo, a salire verso il sole, a  cercare le stelle, così il pensiero umano può salire, spaziare,  immergersi nella purità splendente di Dio dopo aver meditato sulla  capacità umana, alla immensità divina dopo aver riflettuto alla  relatività umana, sull’eternità divina dopo aver contemplato la labilità  umana, alla Perfezione dopo aver guardato, senza superbia che acceca,  l’umana imperfezione.
Ebbene: come è dolce comunicare a chi si ama  questo nostro pensiero! Le luci di esso offerte come gemme ai più cari! È  l’amore dell’amore: il più puro, il più eletto.
Io voglio darvi il  mio Pensiero. Farvi comprendere il Pensiero celato nella Parola. È come  se vi prendessi e vi mettessi nella mia Mente e vi facessi conoscere i  tesori chiusi in essa. Per farvi sempre più simili a Me e perciò più  graditi al Padre mio e vostro.
Nel Vangelo di Giovanni, possessore  perfetto del Pensiero del Verbo di Dio fatto Carne, del pensiero del suo  Gesù, Maestro e Amico, è detta una frase : “Ora disse questo per  significare con quale morte avrebbe reso gloria a Dio”.
Con quale morte avrebbe reso gloria a Dio. Figli! Tutte le morti sono gloria resa a Dio quando sono accettate e subìte con santità.  Lungi da voi la anche santa invidia di questa o quella morte. Lungi la  misurazione umana del valore di questa o di quella morte. La morte è una volontà di Dio che si compie.  Anche se l’esecutore di essa è un uomo feroce che si rende arbitro dei  destini altrui e per la sua adesione a Satana ne diviene strumento per  tormentare i suoi simili ed assassino dei medesimi, maledetto da Me, la  morte è sempre l’estrema obbedienza a Dio che ha comminato  la morte  all’uomo per il suo peccato.
Conoscete tante indulgenze e vi sono anime piccine (non piccole: piccine)  le quali, nella loro religione ristretta e fasciata dalle pratiche come  una mummia fra le tenebre di un ipogeo, fanno la somma giornaliera di  quanti giorni di indulgenza acquistano con questa e quella preghiera. Le  indulgenze ci sono perché ne godiate nella vita futura, è vero. Ma fate  luce, date ala alla vostra anima e alla vostra religione. Sono cose  celesti. Non fatene delle schiave imprigionate in buia carcere. Luce,  luce, ala, ala. Alzatevi! Amate! Pregate per amare, siate buoni per  amare, vivete per amare.
Due sono le più grandi indulgenze. Plenarie. E vengono da Dio, da Me Pontefice eterno. Quella dell’Amore che copre la moltitudine dei peccati .  Li distrugge nel suo fuoco. Chi ama con tutte le sue forze consuma di  attimo in attimo le sue umane imperfezioni. Più di imperfezioni non fa  chi ama. La seconda plenaria indulgenza, data da Dio, è quella di una morte rassegnata, quale che sia il genere di essa, di una morte volonterosa di fare la estrema obbedienza a Dio.
 La morte è sempre un calvario. Grande o piccino, è sempre calvario. Ed è  sempre “grande” anche se all’apparenza non ha nulla che la faccia  apparire tale, perché è proporzionata da Dio alle forze di ognuno (parlo  qui dei figli miei, non di quelli che sono figli di Satana), alle forze  che Dio aumenta a misura della morte che è destino della sua creatura;  ed è grande perché, se è compiuta santamente, assume la grandezza di ciò  che è santo. Ogni morte, dunque, santa, è gloria resa a Dio.
Come è  bello vedere la rosa aprirsi sul suo stelo! Eccola: è chiusa come un  rubino nel suo castone di smeraldo, ma schiude le lamine del castone e,  come bocca che si apre al sorriso, disserra i petali porporini. Risponde  col suo sorriso di seta al bacio del sole. Si apre. È una aureola di  velluto vivo intorno all’oro dei pistilli. Canta col suo colore e col  suo profumo la gloria di Chi l’ha creata, e poi a sera si piega stanca e  muore con un più vivo profumare, che è la sua estrema lode al Signore.
 Come è bello udire nei boschi, a sera, il coro degli uccelli che, prima  di mettersi a riposo, cantano con tutti i trilli delle loro gole  l’orazione di lode al Padre che li ha nutriti! Sembra che il coro cada,  ma vi è sempre il più innamorato che lancia un nuovo trillo e incita gli  altri a seguirlo, poiché il sole ancor non è caduto e la luce è cosa  tanto bella che si deve salutarla perché essa li ami e torni al mattino;  poiché ancor il buon Dio permette si veda un chicco sparso al suolo, un  moscerino sperduto, un bioccolo di lana da portare ai piccini o da dare  al piccolo gozzo che il buon Signore sfama. E il coro continua sinché  la luce muore e i riconoscenti si raccolgono sul ramo, pallottoline di  tepore che hanno ancora un pigolìo sotto le piume per dire: “Grazie, o  mio Creatore”.
La morte del giusto è come quella della rosa, è come  il sonno dell’uccello. Dolce, bella, gradita al Signore. Nell’arena di  un circo o nel buio della carcere, fra gli affetti familiari o nella  solitudine di chi è senza nessuno, rapida o lunga di tormenti, essa è sempre, sempre, sempre gloria resa a Dio.
 Accettatela con pace. Desideratela con pace. Compitela con pace. La mia  pace permanga in voi anche in questa prova, in questo desiderio, in  questa consumazione. Abbiate già la mia pace eterna in voi, sin da ora, e  per questa estrema cosa.
Pensate che la morte cruenta di un’Agata  non differisce  per Me da quella di una Liduina, e quella di una Teresa  Martin da quella di un Domenico di Guzman, quella di un Tommaso Moro da  quella di un Contardo Ferrini.
Colui che fa la volontà del Padre  mio, Io l’ho detto , è beato. Beato, Io ho detto, e fratello e sorella e  madre mia. Io ho detto questo. Perché Io ho reso gloria a Dio mio Padre  facendo la sua volontà nella vita e nella morte. Imitate dunque il Maestro vostro ed Io vi chiamerò: “Fratelli miei, sorelle mie”.»

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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