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Novi_20 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


20 LEZIONI sul PURGATORIO QUADERNI_19431017

  17 ottobre 1943
  Dice Gesù:
    «Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo  spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della  conoscenza dell’al di là e non lo sono.
  Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.
   Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi  subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono  investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa  certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità  ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di  anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione,  sono investite dalle fiamme espiatrici.
  In questo, coloro che  parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel  volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.
  Esse sono incendio  d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse dànno l’Amore  perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non  raggiunse in Terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.
  Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.
  Cosa vuole il Dio Uno e Trino per le anime da Lui create? Il Bene.
  Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.
  Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto[454] non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”.
  Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità[455] è la più grande delle assoluzioni.  La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama  vive in Dio e, vivendo in Dio, poco pecca e, se pecca, subito si pente e  per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.
  A cosa mancarono le anime? All’Amore.  Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati,  connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai  raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si  sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo  la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità  commesse.
  Come si ripara, anche sulla Terra, una colpa? Espiandola  e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha  danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha  calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
  Ora, se questo  vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio?  E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Se stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore.  Questo Dio, che avete offeso e che vi ama paternamente e che vuole  congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo  congiungimento attraverso a Se stesso.
  Tutto si impernia  sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi  “morti” è morto anche l’Amore. Ma per i tre regni - quello più pesante:  la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non  dell’anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli  abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che  li affranca da ogni gravame - il motore è l’Amore. È amando sulla Terra  che lavorate per il Cielo. È amando nel Purgatorio che conquistate il  Cielo che in vita non avete saputo meritare. È amando in Paradiso che  godete il Cielo.
  Quando un’anima è nel Purgatorio non fa che  amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore, che per lei ha acceso  quelle fiamme che già sono Dio ma le nascondono Dio per sua punizione.
   Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel  giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poiché l’avere anche  solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è  ansiosa di rigodere di quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di  luce, che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che  l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo  Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle  mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e  l’unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
   È l’amore, e la certezza di avere offeso l’Amore, il tormento dei  purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da  spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e  raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo  della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. L’amore è  appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un’anima lo ha  oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell’Amore essa si monda,  si accelera la sua risurrezione all’amore e, di conseguenza, la sua  conquista dell’A­more, che si completa nel momento in cui, finita  l’espiazione e raggiunta la perfezione dell’amore, essa viene ammessa  nella Città di Dio.
  Bisogna molto pregare perché queste anime, che  soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore  perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri  suffragi sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore.  Ma - oh! beato tormento! - aumentano anche la capacità di amare.  Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti  le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce.  Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo.
   Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi  vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità  per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli  penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per  immetterli nel gaudio di Dio.
  Mai come dopo la morte della Terra i  vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di  Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero  dovuto amarvi.
  Non possono più dirvi parole che invocano perdono e  dànno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste  parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve.  Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro  benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa  dell’accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi,  dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della  Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti  nel Regno d’Amore.
  Fida in Me, Maria. Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me.»

[454] ho detto, richiamando i precetti di Deuteronomio 6, 5 e di Levitico 19, 18, in Matteo 22, 34-40; Marco 12, 28-34; Luca 10, 25-28.
[455] la Carità…, come è detto, per esempio, in Proverbi 10, 12; 1 Pietro 4, 8.
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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