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Novi_19 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


19 PADRE, nelle TUE MANI RACCOMANDO lo SPIRITO MIO QUADERNI_19431016

16 ottobre 1943
  Dice Gesù:
    «Oggi voglio parlare su di una frase detta da Me sulla Croce. Potrà  parere un intermezzo dissonante all’argomento di cui ti parlo in questi  giorni. Ma non lo è.
  Tutto quanto Io dico si riferisce alla gemma  che è in voi: allo spirito. Perché è lo spirito il signore del vostro  essere. Voi spesso ne fate uno schiavo, ma ciò è una colpa di cui ne  risponderete. Il fatto che voi lo conculcate e l’uccidete non cambia la  sua caratteristica di signore del vostro essere.
  Io voglio  richiamarti l’attenzione su una frase detta da Me sulla Croce. Sei sulla  croce anche tu, povera Maria. E la tua croce, ormai abituale, si è  fatta ora più dura e aspra col dolore presente che ti consuma carne e  sangue e ti opprime, fino a frantumarlo, il morale. Se fosse soltanto  per la morte, soffriresti meno. Ma nel dolore della dipartita di tua  madre[450] si unisce l’altro dolore del come è dipartita da te  senza una parola. Hai un groppo di lacrime nel cuore per la tua  insaziata fame di carezze, che ti ha accompagnata per tutta la tua vita  di figlia e ti accompagnerà per tutta la tua vita di orfana.
  Dàmmi  anche questo sacrificio. Ci sono tanti figli senza mamma. Senza perché  la madre non li ama, e senza perché la madre li ha rifiutati.
   Credi tu che i figli della colpa, quando escono dalle nebbie  dell’infanzia e cominciano a pensare, non soffrano di questa loro  condizione? La carità umana dà loro pane e tetto, oh! non molto di più, e  sovente meno di quanto è dato ad un cucciolo sperso o ad un animale  abbandonato. Ma se il cucciolo e l’animale sono felici solo per avere un  cibo, un ricovero e una carezza, i figli della donna, che la donna ha  ripudiato perché rappresentano per lei la testimonianza di una sua  colpa, hanno una mentalità superiore a quella del cucciolo e  dell’animale, hanno un’anima che soffre e che può, nella loro sofferenza  di bastardi spersi fuori dal nido dove sono nati, gettati fuori dal  nido, farli divenire ingiusti e cattivi. Ingiusti con Me e cattivi verso  gli uomini, verso i simili di chi li ha generati per condannarli ad una  sorte di vergogna.
  Io soltanto, Io che sono Colui al quale non  sfugge lacrima d’uomo e neppure passa inosservato il bisogno del passero  che ha fame, Io soltanto so le lacrime e le ribellioni di queste mie  povere creature, che non hanno avuto neppure quel minimo di famiglia che  è costituito dal ricordo dei genitori estinti. E le lacrime le  raccoglie il mio Amore, e le ribellioni le compatisce la mia  Misericordia. La Giustizia non è severa con questi poveri figli generati  al pianto e alla vergogna, ma va, con volto severo, a giudicare chi li  ha generati a tale sorte.
  Ma non è di questo che ti voglio  parlare. Per questo ti chiedo soltanto il tuo soffrire di figlia che non  ha conosciuto il conforto dell’addio materno. Tu hai Me come pochi mi  hanno. Non sanno vedermi e sentirmi, altrimenti sarei con tutti come con  te. Dàmmi il tuo dolore di figlia perché essi sentano che hanno un  Padre, che bastardi non sono, che c’è chi li ama. E li ama come nessun  genitore della Terra può e sa amare. Bisogna saper applicare il proprio  singolo dolore al sollievo degli altrui dolori. E tu, che conosci  l’amarezza di certe situazioni, la desolazione del cuore e il conforto  che solo da Dio viene, soffri con buona volontà per impedire questa che è  una delle più amare, desolate e pericolose disperazioni.
  Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla Croce.
  Se nelle parole della Sapienza[451]  non ve ne è una di inutile riguardo [allo] spirito, che non sarà delle  parole dette da Me, Sapienza divina? Sulla Croce ho completato la mia  missione di Redentore, ma anche di Maestro.
  Vi ho insegnato il  perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come  morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi  si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare  per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a  chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità  corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non  lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele... aceto e fiele, Maria, che è  dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e  riceve ripulse e offese. Ricòrdalo che il tuo Gesù di questa più vera  mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore.
  Vi ho insegnato  Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare  che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di  Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente  invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore.  Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a  Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere  quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi  del Signore e Padre vostro. Egli vi ama e provvede a voi. Credete questo  sempre. Dio premia chi crede nella sua Bontà.
  Ma prima di  pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di  quella morte, la gioia d’avervi conquistato la Vita, ho pronunciato la  frase[452] di cui ti voglio parlare: “Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio”.
   Vedete, o figli cari, quale valore ha lo spirito? Il mio ultimo  pensiero va ad esso, a raccomandare esso nelle mani del Padre. Valore  immisurabile del nostro vivere di uomini è lo spirito, dico “nostro”  perché chi moriva sulla croce era vero Uomo oltre che vero Dio, simile  perciò a voi nell’umanità. L’estrema sollecitudine mia va a questo mio  spirito prossimo a liberarsi dalla carne per tornare all’Origine da cui  era venuto.
  Lo spirito del Cristo non aveva bisogno di divina  pietà. Era lo spirito divino e innocente del Figlio del Padre e della  Immacolata. Ma Io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e le vostre previdenze nell’ora della morte.
   Tutto quanto possedete sulla Terra è cosa che muore con la carne.  Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi  precede. È desso che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. È  desso che riscuoterà la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà  di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso  spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la  carne avanti la sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una  morte e da quella non risorge.
  Guai a quegli spiriti morti che  infonderanno morte alla carne che abitarono! La “seconda morte” che non  conosce risurrezione, e che è quella che dovete temere per questo corpo  che amate più dello spirito, o uomini stolti che capovolgete i valori  delle cose.
  Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di  vista umano ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore  come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la luce  di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo.
   Cercate. E poiché siete deboli per la carne che vi tenta, presa come è  nella seduzione di Satana, in vita e in morte affidate il vostro  spirito al Potente, al Santo, al Misericordioso Iddio.
  Quando vi ho insegnato[453]  a dire: “Non ci indurre in tentazione ma salvaci dal male”, non vi ho  forse già insegnato ad affidare lo spirito vostro al Padre, che vi ha  creato e che non rinnega la sua paternità come voi rinnegate invece la  vostra figliolanza?
  Allo spirito che si affida a Dio poco può  nuocere Satana sulla Terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio  saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per ultima vendetta;  allo spirito che spira in Dio verrà aperto da Dio il Cuore, e da morte  passerà a vita eterna, santa, beata.»

[450] tua madre, deceduta il 4 ottobre. Stesso accenno il 15 ottobre, dove si parla di un precedente “conforto nella prova che era imminente”.
[451] Se nelle parole della Sapienza… Stesso concetto all’inizio del “dettato” del 14 ottobre.
[452] frase, riportata in Luca 23, 46.  Gli altri episodi, qui evocati, della Passione e Morte hanno le loro  note nel “dettato” dell’11 agosto e in quello del 7 settembre.
[453] insegnato in Matteo 6, 13; Luca 11, 4.

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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