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Novi_16 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


16 AFFIDATE a ME le SORTI dei VOSTRI DILETTI QUADERNI_19431009

9 ottobre
  Ore 1 antimeridiana
  Dice Gesù:
   «Non rattristatevi, perciò, voi tutti che piangete. Confidate in Me ed affidate a Me le sorti dei vostri diletti.
   Il tempo della Terra è breve, figli. Presto vi chiamerò dove la vita  dura. Siate dunque santi per conseguire la vita eterna, dove già i  vostri diletti vi attendono o dove vi raggiungeranno dopo la purgazione.
   La separazione attuale è breve come ora che presto passa. Dopo viene  la ricongiunzione degli spiriti nella Luce e, in futuro, la beata  risurrezione, per cui non solo gioirete dell’unione coi vostri amati, ma  anche della visione di quei volti a voi cari e la cui scomparsa vi fa  piangere come se un furto vi avesse derubato della gemma a voi più cara.
  Nulla è mutato, o figli. La morte non vi separa, se vivete nel Signore.  Colui che è andato oltre la vita terrena non è separato da voi. Non lo  può essere poiché vive in Me come voi vivete. Solo, per portarvi un  paragone umano, è salito dalle membra inferiori a parti più alte e  nobili, e vi ama perciò con più perfezione perché è ancor più unito a  Me, e da Me prende perfezione. Solo i dannati sono “morti”. Solo essi.  Ma gli altri “vivono”. Vivono, Maria. Capisci: vivono.
  Non piangere. Prega. Presto verrò.
   L’operaio, come la sera cala, affretta il lavoro per terminare  l’opera della sua giornata e andare poi contento al riposo dopo averne  avuta degna mercede. Quando anche per una creatura cala la sera della  vita della Terra, occorre affrettare il lavoro per dare gli ultimi  tocchi all’opera quasi terminata. E darli con gioia, pensando che  prossimo è il riposo dopo tanta fatica e che la mercede sarà abbondante  perché molto si lavorò.
  Io sono un Padrone che ben retribuisce. Io  sono un Padre che ti attende per premiarti. Io sono quello che ti ama e  che ti ha sempre amata e sempre ti amerà. Non una delle tue lacrime mi è  ignota e non una resterà senza premio. Sta’ sempre più in Me e non  temere. Non temere che Io ti lasci sola. Anche quando non parlo, sono  con te.
  Sola tu? Oh! non lo dire! Hai con te il tuo Gesù, e dove è  Gesù è tutto il Paradiso. Non sei sola. Maria non era sola nella  casetta di Nazareth. Gli angeli erano intorno alla sua solitudine umana.  Tu, Maria, non sei sola. Hai Me per Padre, hai Maria per Madre, hai i  miei santi per fratelli e gli angeli per amici. Chi vive in Me ha tutto,  figlia mia.
  Non ti dico: “Non piangere”. Ho pianto[407] anche Io e ha pianto Maria. Ma ti dico: non piangere di quel pianto umano che è negazione di fede e di speranza. Questo non lo piangere mai.
  Abbi fede non solo nelle grandi cose della Fede, ma anche nelle mie segrete parole. Sono mie, siine certa.  E abbi speranza nelle mie promesse. Quando verrò a darti la Vita vedrai  che coloro che hai pianto non li hai perduti. Perduto è colui che muore  senza Gesù nel cuore.
  Tu resta in Gesù. In Lui troverai tutto di ciò che sospiri.
   Io asciugherò per sempre ogni lacrima dagli occhi tuoi così come ora  consolo ogni tuo dolore, che non posso evitarti perché serve alla gloria  del tuo Dio e tua.
  L’inverno[408] della vita presto passa,  colomba mia, e quando verrà la primavera eterna Io verrò per  incoronarti di fiori levandoti le spine che portasti per mio amore.»
  Ancora il 9 ottobre, a mattina fatta e dopo la mia crisi tremenda e la Comunione.
  Dice Gesù:
   «Vi sono i venuti a Me per sorte comune e vi sono i predestinati ad essere qualcosa nel mio servizio.
   Fra i predestinati vi sono coloro che vissero da angeli fin dalla  nascita e vi sono coloro che si fecero angeli, per amore, dopo essere  stati uomini. Ma sono ugualmente i predestinati ad essere stelle  illuminanti la via ai fratelli che vanno e che hanno bisogno di tante  luci per andare.
  Io sono Luce. Luce potentissima. E dovrei bastare  a guidare i popoli sul cammino che porta al Cielo. Ma gli uomini, i cui  occhi troppo stanno curvi sul fango, non sopportano più la Luce  assoluta. Non la possono più accogliere perché manca in essi lo  spirituale esercizio della mente volta a Dio e la confidenza in Dio.
   I miseri uomini o sono da Me separati, e non mi guardano perché a Me  non pensano, oppure sono schiacciati dalla loro piccola mentalità la  quale fa vedere e pensare Iddio alla stregua loro. Perciò non umilmente,  ma soltanto vilmente, dicono: “Sono troppo diverso da come Dio vuole  sia l’uomo, e a Dio non posso alzare lo sguardo”.
  Oh! ciechi e  stolti! Ma sono forse i sani che vanno dal medico? Ma sono forse i  ricchi che vanno dal benefattore? No. Sono i malati e i poveri che  ricorrono a chi li può aiutare. E voi siete poveri e malati ed Io sono  il Signore e il Medico vostro.
  Inutilmente lo dico. Avete paura di Me. Non avete paura di peccare e di sposarvi con Satana, ma avete paura di guardare Me e accostarvi a Me.
   E allora, perché voi non moriate fuori della mia Via, vi do le stelle  dalla luce mite che altro non sono che emanazioni di Me, parte di Me  che viene a voi in maniera che non vi induca a stolto terrore. Io: Sole  eterno, compenetro di Me i miei predestinati, ed essi raggiano fra voi  la mia Luce e sprigionano correnti di attrazioni spirituali per  attirarvi a Me che vi attendo sulle soglie dei Cieli.
  Guai alla  Terra se venisse un giorno in cui l’occhio di Dio non potesse più  scegliere fra i figli dell’uomo gli esseri predestinati ad essere i miei  portatori di Luce e di Voce! Guai! Vorrebbe dire che fra i miliardi di  uomini non vi è più un giusto e un generoso, poiché i predestinati sono  fra i giusti che mai offesero Giustizia e i generosi che hanno superato  tutto, se stessi per primi, per servire Me.
  Tu sei fra questi,  piccola creatura che vivi d’amore. Sei fra questi. Dopo tanto tormento  hai capito che solo Io potevo esser per te quello che l’anima tua  voleva, e sei venuta.
  Ma Io ti avevo scelta prima che tu fossi,  per essere la voce della Voce di Gesù-Maestro. Ho atteso quest’ora,  Maria, con cuore di padre e di sposo, ti ho covata coi miei sguardi,  attendendo paziente l’ora di dirti la mia Volontà e la mia Parola. Nulla  m’era nascosto di quanto avresti fatto di men buono, ma anche nulla di  quanto avresti osato dal momento in cui ti saresti gettata nella  corrente dell’amore.
  “Tardi”, dirai, “ti manifestasti, o Signore”.  Tardi. Avrei voluto fosse molto prima, figlia, ma ho dovuto lavorarti  come fa l’orafo con l’oro greggio. Io ti ho formata due volte.  Nel seno di tua madre per darti al mondo, ma poi nel seno mio per darti  al Cielo e farti portatrice della mia Luce nel mondo. Sapevo quando  saresti venuta e sapevo quando saresti stata adulta per servire. Dio non ha fretta poiché Dio sa tutto della vita dei suoi figli.
   L’ora è venuta in cui tu non sei più una donna, ma sei solo un’anima  del tuo Signore, uno strumento, come tu hai detto. E quando lo scrivevi[409]  non sapevi che il mio amore ti avrebbe usata così dopo tanti anni di  prova. Ora va’, fa’, parla secondo il mio desiderio. Non dico: comando.  Dico desiderio, perché si comanda a un suddito e si chiede all’amico, e tu sei l’amica mia.
   E non avere paura. Di nulla e di nessuno. Non le forze della Terra e  non le forze dell’Inferno potranno nuocerti, poiché tu sei con Me.  Quanto dici non è parola tua; è parola mia che Io metto sulle tue labbra  perché tu la ridica ai sordi della Terra. Quanto fai è forza mia che Io  ti do per il bene di chi muore nell’inedia dello spirito.
  Non sei  più la povera Maria, una debole donna, malata, sola, sconosciuta,  soggetta ad insidie. Sei la mia discepola prediletta, ed Io ti giuro che  anche se tutto il mondo si muovesse a farti guerra non potrebbe levarti  ciò che ti ho dato, perché Io sono con te.
  Hai capito bene.[410]  Il settentrione sono i popoli che ora invadono o tentano invadere la  terra cristiana per eccellenza: quella dove è Roma, sede della mia  Chiesa. Punizione meritata dai prevaricatori che hanno curvato il capo,  già segnato del mio segno, davanti agli idoli delle bugiarde potenze  straniere che ora sono le prime a portare tormento.
  Dolore per gli onesti è quest’ora. Ma non voluto da Me. Fate che il dolore abbia ad avere un confine. Fatelo tornando a Me.
   Se le quattro forze del settentrione avessero ad allearsi contro di  voi in un’orrida congiura di potenze tenebrose, la luce si spegnerebbe  sul vostro suolo e il sangue dei martiri tornerebbe fresco per nuovo  sangue gocciante su esso.
  Molto, molto, molto occorre pregare,  figlia del mio amore. Non posso più chiederti altri sacrifici di affetti  poiché sei nuda come Me sulla croce. Ma se fosse possibile te ne  chiederei molti altri a questo scopo. Ti aiuterò; ma poiché ho bisogno  di lacrime per acqua lustrale sull’Italia infangata, ti avverto che  renderò acerba la tua pena, perché valga per molti lutti e per molti  perdoni di Dio all’Italia.
  Di’ con Me: “Signore, per preservare  l’Italia da nuove sciagure, e specie per quelle dello spirito, accetto  di bere il calice del dolore. Resta con me, Signore, mentre consumo la  mia Passione di piccola redentrice”, ed Io resterò sempre con te sino  all’ora di portarti là dove la Passione cessa e ha inizio la gloriosa  risurrezione in Me.»

[407] Ho pianto, come nella morte di Lazzaro, in Giovanni 11, 35.
[408] L’inverno… è un’immagine ripresa da Cantico dei cantici 2, 10-14.
[409] lo scrivevi nell’Autobiografia, alla quale abbiamo già rimandato con note agli scritti del 22 aprile e del 10 e 13 maggio.
[410] Hai capito bene quanto è detto in Geremia 1, 14-16, cui rimanda la scrittrice inserendo qui un’annotazione a matita.

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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