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Novi_09 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


09 • «NON SONO gli AVARI» • QUADERNI_19430629

29 giugno 1943
  Dice Gesù:
   «Anche oggi ti parlerò riferendomi al Vangelo. Ti illustrerò una  frase. Una sola, ma che ha significati vastissimi. Voi la considerate  sempre sotto un sol punto di vista. La vostra limitatezza umana non vi  permette di più. Ma il mio Vangelo è opera spirituale, perciò il suo  significato non resta circoscritto al punto materiale di cui parla, ma  si propaga come un suono in cerchi concentrici, e sempre più vasti,  abbracciando tanti significati.
  Io ho detto[94] al giovane ricco: “Va’, vendi quello che hai e vieni a seguire Me”.
   Voi avete creduto che Io dessi il consiglio evangelico della povertà.  Sì, ma non della povertà quale voi la intendete; non quello soltanto.  Il denaro, le terre, i palazzi, i gioielli sono cose che amate e che vi  costa sacrificio a rinunciare di averle o dolore a perderle. Ma per una  vocazione d’amore sapete anche spogliarvene. Quante donne non hanno  venduto tutto per mantenere lo sposo o l’amante - il che è peggio - e  continuare una vocazione di amore umano? Altri per un’idea fanno getto  della vita. Soldati, scienziati, politici, banditori di nuove dottrine  sociali, più o meno giuste, si immolano ogni giorno al loro ideale  vendendo la vita, dando la vita per la bellezza, o per quello che loro  reputano bellezza, di una idea. Si fanno poveri della ricchezza della vita  per la loro idea. Anche fra i miei seguaci molti hanno saputo e sanno  rinunciare alla ricchezza della vita, offrendola a Me per amore mio e  del loro prossimo. Rinuncia molto più grande di quella delle materiali ricchezze.
   Ma nella mia frase c’è un altro significato ancora, come c’è una  ricchezza più grande dell’oro e della vita e infinitamente più cara. La  ricchezza intellettuale. Il proprio pensiero! Come ci si tiene! Ci sono,  è vero, gli scrittori che lo elargiscono alle folle. Ma lo fanno per  lucro, e poi il vero loro pensiero non lo dicono mai. Dicono  quello che serve alla loro tesi, ma certe intime luci le tengono sotto  chiave nello scrigno della mente. Perché spesso sono pensieri di dolore  per intime pene o rimproveri della coscienza destata dalla voce di Dio.
   Ebbene, in verità ti dico, che essendo questa una ricchezza più  grande e più pura - perché ricchezza intellettuale e perciò incorporea -  la sua rinuncia ha un valore diverso agli occhi miei. Quanto in voi si  accende, viene dal centro del Cielo dove Io, Dio Uno e Trino, sono. Non è  quindi giusto che voi diciate: “Questo pensiero è mio”. Io sono il  Padre e il Dio di tutti. Perciò le ricchezze di un figlio, che Io do a  un figlio, devono essere godimento di tutti e non esclusivo di uno. A  quell’uno che si è meritato d’essere - dirò così - il depositario, il  ricevente, resta la gioia d’esser tale. Ma il dono deve circolare fra tutti. Perché parlo a uno per tutti.
    Quando uno trova un tesoro, se è un onesto si affretta a consegnarlo  a chi di dovere e non lo tiene colpevolmente per sé. Colui che trova il  Tesoro, la mia Voce, deve consegnarla ai fratelli. È tesoro di tutti.
  Non amo gli avari. Neppure gli avari nella pietà.  Ci sono molti che pregano per sé, usano delle indulgenze per sé, si  nutrono di Me per sé. Mai un pensiero per gli altri. È la loro anima che  preme loro. Non mi piacciono. Non si danneranno perché restano  in grazia mia. Ma avranno solo quel minimo di grazia che li salverà  dall’Inferno. Il resto, che dovrà dare loro il Paradiso, dovranno  guadagnarselo con secoli di Purgatorio.
  L’avaro, materiale e  spirituale, è un goloso, un ingordo e un egoista. Si rimpinza. Ma non  gli fa pro. Anzi questo produce in lui malattie dello spirito. Diviene  un impotente a quell’agilità spirituale che vi rende capaci di percepire  le divine ispirazioni, regolarvi su di esse e raggiungere con sicurezza  il Cielo.
  Vedi quanti significati può avere una mia parola  evangelica? E ne ha altri ancora. Ora, piccola gelosa dei miei segreti,  regolati. Non fare, delle ricchezze che ti do, delle ricchezze ingiuste.
    Riguardo a quanto ti dissi ieri, non pensare che colei per cui tu  devi riparare sia un’anima consacrata la cui vocazione vacilla. No. È  una debole creatura che Io avevo eletta, ma che ascol­tò le voci delle  creature più della mia e per meschine considerazioni umane perdette il  trono nella casa dello Sposo. Ora ne soffre. Ma non ha forza di  riparare. Le aprirei ancora le braccia. Prega perché sappia venire alla  porta della mistica sala di nozze e vi sappia entrare con un’anima  nuova. Anche una lacrima offerta a tal scopo ha il suo peso e il suo valore.
  Aiuta il tuo Gesù, Maria, ed Egli aiuterà te sempre più.»

[94] ho detto in Matteo 19, 21; Marco 10, 21; Luca 18, 22.

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