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Novi_01 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


01 • 1ª VISIONE del PARADISO • Quaderni_19440110

Dice lo Spirito di Dio:
«Non manchi a chiamarti la parola di Colui  che è Sapienza e Amore di Dio, Colui che si effonde da eternità ad  eternità su tutto quanto è per santificarlo a Dio, Colui che ha  presieduto con la sua forza a tutte le opere della Trinità nostra e che  non è estraneo a tutto ciò che è santo nel tempo e nell’eternità, perché  Io sono il Santificatore, Quello che col mio settemplice dono vi  santifico e a Dio vi porto facendovelo conoscere nei suoi voleri sulla  Terra e nella sua gloria in Cielo.
Io sono la Sapienza di Dio. Sono  Colui che la Seconda Persona della nostra Triade santissima chiama   “Maestro di ogni vero, Colui che non vi parlerà da Se stesso, ma dirà  tutto quello che ha udito e vi annunzierà l’avvenire”.
Ecco, o voi  che cercate di conoscere anche più che necessario non sia, chi è Quello  che può darvi questa conoscenza da voi cercata. Io sono. Io, Luce della  Luce, Io, Spirito dello Spirito, Io, Intelligenza dell’Intelligenza,  sono il custode, il depositario di tutte le verità passate, presenti,  avvenire, il conoscitore di tutti i decreti di Dio, l’amministratore  delle sue luci agli uomini. Io sono Quello che, non assente col mio  consiglio alle opere del Creatore, non assente al decreto della  Redenzione, neppure sono assente presso voi per consigliarvi e con  dolcezza d’amore guidarvi nel rendere atto compiuto le volontà che il  Padre vi propone. Io sono più ancora. Sono l’Amore che vi ispira ciò che  è atto a darvi l’abbraccio di Dio e per sentiero di santità vi porta  sul suo seno.
Come nutrice pietosa, Io piglio la vostra incapacità  di neonati alla Vita e vi educo e allevo. Tenendovi fra le mie braccia,  vi do calore per farvi assimilare il latte dolcissimo della Parola di  Dio onde divenga in voi vita. Di Me stesso vi faccio scudo contro i  pericoli del mondo e di Satana perché l’Amore è forza che salva. Io vi  guido e sorreggo e come maestro di amorosa pazienza vi istruisco. Faccio  di voi, pesanti e tardi, pusillanimi e deboli, degli eroi e degli  atleti di Dio. Faccio di voi, poveri spirituali, dei re dello spirito,  poiché il vostro spirito lo copro coi miei splendori divini e lo pongo  su un trono che più grande non vi è, poiché il mio è trono di santità  eterna.
Ma per conoscermi occorre non avere idolatria in cuore.  Occorre credere a ciò che Io ho santificato. Credere alle verità che Io  ho illuminato. Occorre abbandonare l’errore. Occorre cercare Dio là dove  Egli è. Non dove vi è il Nemico di Dio e dell’uomo.
Volete  conoscere la Verità? Oh! venite a Me! Io solo ve la posso dire. E ve la  dico nel modo che la mia bontà sa a voi confacente, per non turbare la  vostra debolezza d’uomini e la vostra relatività.
Perché amate ciò  che è contorto, complicato, tenebroso? Amate Me che sono semplice,  lineare, luminoso, Me che sono gioia di Dio e dello spirito.
Volete  conoscere il futuro dello spirito? Ed Io ve lo insegno parlandovi di una  eternità che vi attende in una beatitudine che per voi è inconcepibile,  nella quale, dopo questa ora di sosta, unica sosta sulla Terra,  riposerete in Dio di tutte le fatiche, di tutti i dolori, dimenticherete  il dolore perché la Gioia sarà vostro possesso; e se anche l’Amore, che  mai come in Cielo è vivo, vi darà palpiti per i dolori dei viventi, non  sarà pietà che vi darà dolore, ma solo amore attivo che sarà pur esso gioia.
 Volete conoscere le perfezioni del Creatore nelle cose, i misteri della  creazione? Io ve li posso dire, Io che, Sapienza, “uscii  primo dalla  bocca di Dio, primogenita avanti tutte le creature”, Io che sono  in tutto quanto è, perché tutto porta sigillo d’amore ed Io sono  l’Amore. Il mio Essere si estende su tutto l’Universo; la mia Luce bagna  di Sé gli astri, i pianeti, i mari, le valli, l’erbe, gli animali; la  mia Intelligenza corre per tutta la Terra, istruisce i lontani, dà a  tutti un riflesso dell’Alto, educa alla ricerca di Dio; la mia Carità  penetra come il respiro e conquista i cuori.
Attiro a Me i giusti  della Terra, e anche ai retti non conoscitori del Dio vero do riflessi  di questo santo Dio vostro, per cui un rivo di Verità è in tutte le religioni rivelate, messo da Me che son Colui che irriga e feconda.
 Io, poi, come possente zampillo di sorgente eterna, trabocco da ogni  lato della Cattolica Chiesa di Cristo, e con la Grazia, coi sette doni e  coi sette sacramenti, faccio, dei cattolici fedeli, dei servi del  Signore, degli eletti al Regno, dei figli di Dio, dei fratelli del  Cristo, degli dèi la cui sorte è così infinitamente sublime che merita  qualunque sacrificio per possederla.
Volgetevi a Me. Saprete,  conoscerete e sarete salvi perché conoscerete la Verità. Staccatevi,  staccatevi dall’errore che non vi dà gioia e pace. Curvate il ginocchio  davanti al Dio vero. Al Dio che ha parlato sul Sinai e che ha  evangelizzato in Palestina. Al Dio che vi parla attraverso la Chiesa da  Me, Spirito di Dio, fatta Maestra.
Non vi è altro Dio all’infuori di  Noi: Uno e Trino. Non vi è altra Religione che la nostra secolare. Non  vi è altro futuro, sulla Terra ed oltre, fuor di quello che vi dicono i  Libri santi. Tutto il resto è Menzogna destinata ad essere svergognata  da Colui che è Giustizia e Verità.
Chiedete a Noi – Potenza, Parola e  Sapienza – la luce acciò non camminiate più oltre su torti sentieri di  morte, ma possiate venire anche voi, erranti, nella via sulla quale  trovarono salvezza quelli che per la loro umile, sapiente, santa fede,  piacquero a Dio che ne fece i suoi santi.»
Dice Maria:
«E poiché  sono la Madre, parlo io pure stringendovi al seno per indurvi alla  fede, miei figli che vedo morire, nutriti come siete di tossico di  morte.
Ve ne prego, per quel mio Figlio che ho dato con dolorosa  gioia per la vostra salvezza, tornate sui sentieri del Cristo. Avete  scritto il suo Nome santissimo sui vostri sentieri. Ma è un profanarlo. E  se non fosse che il Nemico vi offusca la mente e vi regge la mano  forzandola a scrivere ciò che il buon senso non potrebbe indurvi a  scrivere, quel Nome benedetto non lo scrivereste sulle vie per le quali  Satana viene a voi e sulle porte dei vostri grotteschi templi di  senza-Dio.
Ma io dico  per voi al Padre: “Padre, perdonali perché  non sanno quello che fanno” e vi chiedo al Padre santo, poveri figli  irretiti da Satana. Io ho vinto Satana in me e per gli uomini. Esso è  sotto il mio piede. Lo vincerò anche in voi purché veniate a me.
Io  sono la Madre. La Madre che l’Amore ha fatta madre del bell’amore. Io  sono quella in cui riposa, come in un’arca, la manna della Grazia. Colma  ne sono di Grazia, né Dio pone limite al mio potere di effonditrice di  questo divino tesoro. Io sono la Madre della Verità che in me si fece  Carne. Io sono la portatrice della Speranza dell’uomo. Attraverso a me  la speranza dei patriarchi e dei profeti è divenuta realtà. Io sono la  sede della Sapienza che mi fece sua e Madre del Figlio di Dio.
 Venite, che io vi porti al Cristo tenendovi per mano, con questa mia  mano che ha sorretto i primi passi del Gesù-Salvatore per le vie della  Terra e che gli ha insegnato a camminare perché sollecito salisse al  Golgota per salvare voi, a me più cari perché i più infelici fra tutti  gli uomini, i condannati che lotto per strappare al potere che vi  trascina all’abisso, per salvare al Cielo.
Guardate quanto ho pianto  per voi. Ché voi non siete coloro che cadono trascinati da peso di  carne, così impetuoso e improvviso che vi abbatte senza darvi tempo e  modo di reagire. Voi siete quelli che tenacemente, scientemente  commettete la colpa che non è perdonata, l’ha detto  il Figlio mio. Voi  negate la Verità per farvi, di menzogne nefande, delle verità. Voi  divenite luciferi. E potreste esser angeli!
Non chiedo molto da voi.  Sol che mi amiate come una Madre, sol che mi chiamiate. Il mio nome  sarà già miele alle vostre labbra attossicate. E sarà salvezza perché  dove è Maria là è Gesù, e chi ama me non può non amare la Verità che è  il Figlio delle mie carni. Io non rimprovero, io non condanno. Io amo. Unicamente amo.
 Non vi devo far paura perché sono più mite di agnella e più pacifica  dell’ulivo. Tanto mite che, superando le agnelle, ho lasciato che mi  venisse strappata dal seno la mia Creatura e mi fosse sacrificata su  cruento altare senza reagire, senza maledire. Tanto superiore all’ulivo,  che ho fatto, da me stessa, di me stessa uliva nella mola, e mi sono  fatta torchiare dal dolore per stillare dal mio verginale e materno  cuore immacolato l’olio per medicare le vostre ferite e per consacrarvi  al Cielo.
Posatemi nel grembo la testa malata. Io la guarirò e vi  dirò le parole che la Sapienza mi dice per condurre voi alla Luce di  Dio.»
Che bello! Che bello! Che bello ciò che io vedo!
Cercherò di essere esattissima e chiara nel descriverle ciò che mi ha portato la Comunione.
 Che io fossi felice, ella lo sa già. Ma quale beatitudine e quale vista  gaudiosa mi fu concessa dal momento dell’unione eucaristica in poi, no.  Fu come un quadro che mi si svelasse per gradi. Ma quadro non era: era  contemplazione. Me ne sono raccolta per un’ora buona senza altro pregare  che questo contemplare che mi rapiva oltre la Terra.
Si è iniziato  subito dopo aver ricevuto la sacra Particola e credo che a lei non è  sfuggito come fossi lenta a rispondere e a salutare; ero già avvolta.  Ciononostante ho detto ad alta voce tutto il ringraziamento mentre  sempre più viva veniva a me la visione. E poi mi sono messa quieta, ad  occhi chiusi come dormissi. Ma non sono mai stata tanto sveglia col mio io completo come in quest’ora.
La visione dura, nella sua fase finale, ancora mentre io scrivo. Scrivo sotto lo sguardo di tanti esseri celesti che vedono come io dico unicamente ciò che vedo, senza aggiungere particolari o portare modifiche. Ed ecco la visione.
 Non appena ricevuto Gesù, mi sentii la Mamma, Maria, al lato sinistro  del letto che mi abbracciava col braccio destro attirandomi a sé. Era  col suo abito e velo bianco come nelle visioni della Grotta , in  dicembre. Nello stesso tempo mi sentii avvolta da una luce d’oro e da un  soave, indescrivibilmente soave colore , e gli occhi del mio spirito  cercavano la sorgente di esso che sentivo piovere su me dall’alto. Mi  parve che la mia camera, pur rimanendo camera come è nel pavimento e  nelle 4 pareti e nelle suppellettili, non avesse più soffitto ed io  vedessi gli azzurri sconfinati di Dio.
Sospesa in questi azzurri, la  Divina Colomba di fuoco stava a perpendicolo sul capo di Maria, e  naturalmente sul mio capo perché io ero appoggiata gota a gota a Maria.  Lo Spirito Santo aveva l’ali aperte e posizione eretta, verticale. Non  si muoveva, eppure vibrava, e ad ogni vibrazione erano onde, lampi,  scintille di fulgore che si sprigionavano. Da Esso scaturiva un cono di  luce d’oro il cui vertice partiva dal petto della Colomba e la cui base  fasciava Maria e me. Eravamo raccolte in questo cono, in questo manto,  in questo abbraccio di luce gaudiosa. Una luce vivissima eppure non  abbagliante, perché comunicava agli occhi una forza nuova che aumentava  ad ogni bagliore che si sprigionava dalla Colomba, aumentando sempre il  bagliore già esistente ad ogni vibrazione di Essa. Sentivo l’occhio come  dilatarsi in una potenza sovrumana, quasi non fosse più occhio di  creatura ma di spirito già glorificato.
Quando raggiunsi la capacità  di vedere oltre, per merito del­l’Amore acceso e sospeso sopra di me,  il mio spirito venne chiamato a guardare più in alto. E contro l’azzurro  più terso del Paradiso vidi il Padre. Distintamente, per quanto la sua  figura fosse a linee di luce immateriale. Una bellezza che non  tento descrivere perché è superiore alle capacità umane. Egli mi  appariva come su un trono. Dico così perché mi appariva seduto con  infinita maestà. Ma non vedevo trono, poltrona o baldacchino. Nulla di  quanto è forma terrena di sedile. Egli mi appariva dal lato alla mia  sinistra (verso la direzione del mio Gesù crocifisso, tanto per darle  una indicazione, e perciò a destra del suo Figlio)  ma ad una altezza  incalcolabile. Eppure lo vedevo nei più minuti dei suoi luminosissimi  tratti. Guardava verso la finestra (sempre per darle una indicazione  delle diverse posizioni). Guardava con sguardo di infinito amore.
 Seguii il suo sguardo e vidi Gesù. Non il Gesù-Maestro che vedo di  solito. Il Gesù-Re. Bianco vestito, ma di una veste luminosa e  candidissima come è quella di Maria. Una veste che pare fatta di luce.  Bellissimo. Aitante. Imponente. Perfetto. Sfolgoran­te. Colla mano  destra – era in piedi – teneva il suo scettro che è anche il suo  vessillo. Una lunga asta, quasi un pastorale, ma ancora più alto del mio  altissimo Gesù, che non finisce con il ricciolo del pastorale ma in una  asta traversa, che forma per­ciò una croce, dalla quale pende,  sostenuto dal­l’asta più corta, un gonfalone di luminosissima, candida  seta, segnato da ambo i lati da una croce porpurea; sul gonfalone è  scritto a parole di luce, quasi fosse scritto con diamanti liquidi, la  parola: “Gesù Cristo”.
Vedo molto bene le piaghe delle mani poiché  la destra tiene l’asta in alto, verso il gonfalone, e la sinistra  accenna alla ferita del costato, che però non vedo altro che come un  punto luminosissimo da cui escono raggi che scendono verso terra. La  ferita a destra è proprio verso il polso e pare un rubino  splendentissimo della larghezza di una moneta da 10 centesimi . Quella  di sinistra è più centrale e vasta, ma si allunga poi verso il pollice.  Splendono come carbonchi vivi. Non vedo altre ferite. Anzi il Corpo del  mio Signore è bellissimo e integro in ogni sua parte.
Il Padre guarda il Figlio alla sua sinistra. Il Figlio guarda sua Madre e me. Ma le assicuro che se non guardasse con amore non potrei sostenere il fulgore del suo sguardo e del suo aspetto. È proprio il Re di tremenda maestà  di cui è detto.  Più la visione dura e più si aumenta in me la facoltà  di percepire i più minuti particolari e di vedere sempre più in vasto  raggio.
Infatti dopo qualche tempo vedo S. Giuseppe (presso  all’angolo dove è il Presepio ). Non è tanto alto, su per giù come  Maria. Robusto. Brizzolato nei capelli, che sono ricciuti e corti, e  nella barba tagliata quadrata. Naso lungo e sottile, aquilino. Due rughe  incidono le guance partendo dagli angoli del naso e scendendo a  perdersi ai lati della bocca, fra la barba. Occhi scuri e buonissimi.  Ritrovo in essi lo sguardo amorosamente buono di mio padre. Tutto il  volto è buono, pensoso senza essere mesto, dignitoso, ma tanto, tanto  buono. È vestito di una tunica blu-violacea come i petali di certe  pervinche ed ha un manto color pelo di cammello. Gesù me lo addita  dicendomi: “Ecco il patrono di tutti i giusti”.
Poi la Luce mi  richiama lo spirito dall’altro lato della camera, ossia verso il letto  di Marta , e vedo il mio angelo. È in ginocchio, volto verso Maria che  pare venerare. Biancovestito. Le braccia messe a croce sul petto con le  mani che toccano le spalle. Ha il capo molto curvo, per cui poco lo vedo  in viso. È in atto di profondo ossequio. Vedo le belle ali lunghe,  candidissime, pontute, vere ali fatte per trasvolare rapide e sicure da  Terra a Cielo, ora raccolte dietro alle spalle. Mi insegna, col suo  atteggiamento, come si dice: “Ave, Maria”.
Mentre ancora lo guardo,  sento che qualcuno è presso a me dal lato destro e che mi posa una mano  sulla spalla destra. È il mio S. Giovanni col suo volto splendente di  ilare amore.
Mi sento beata. E mi raccolgo in mezzo a tanta  beatitudine credendo aver toccato il culmine. Ma un più vivo sfavillare  dello Spirito di Dio e delle Piaghe di Gesù, mio Signore, aumenta ancora  la capacità di vedere. E vedo la Chiesa celeste, la Chiesa trionfante!  Tento descrivergliela.
In alto, sempre, il Padre, il Figlio ed ora anche lo Spirito, alto sopra i Due, framezzo ai Due che collega coi suoi fulgori.
 Più in basso, come fra due pendici azzurre, di un azzurro non terreno,  raccolta in una beata valle, la moltitudine dei beati in Cristo,  l’esercito dei segnati  col nome dell’Agnello, una moltitudine che è  luce, una luce che è canto, un canto che è adorazione, una adorazione  che è beatitudine.
A sinistra le schiere dei confessori. A destra  quelle dei vergini. Non vidi la schiera dei martiri, e lo Spirito mi fa  capire che i martiri sono aggregati ai vergini poiché il martirio  riverginizza l’anima come fosse pur mo’  creata. Mi paiono tutti vestiti  di bianco, sia i confessori che i vergini. Quel bianco luminoso della  veste di Gesù e Maria.
Luce emana dal suolo azzurro e dalle azzurre  pareti della valle santa quasi fossero di zaffiro acceso. Luce emanano  le vesti di diamante tessuto. Luce, soprattutto, i corpi ed i volti  spiritualizzati. E qui mi industrio a descriverle ciò che ho notato nei  diversi corpi.
Corpo di carne e spirito vivo, pulsante, perfetto, sensibile al tatto e contatto, è unicamente quello di Gesù e Maria: due corpi gloriosi ma realmente  “corpi”. Luce dalla forma di corpo, tanto perché possa esser  percepibile a questa povera serva di Dio, l’Eterno Padre, lo Spirito  Santo e l’angelo mio. Luce già più compatta S. Giuseppe e S. Giovanni,  certamente perché ne devo udire la presenza e la parola. Fiamme bianche,  che sono corpi spiritualizzati, tutti i beati che formano la  moltitudine dei Cieli.
Fra i confessori non si volta nessuno.  Guardano tutti la Santissima Trinità. Fra i vergini si volge qualcuno.  Distinguo gli apostoli Pietro e Paolo perché, per quanto luminosi e  bianco- ve­stiti come tutti, hanno il volto già più distinguibile degli  altri: un caratteristico volto ebraico. Mi guardano con benignità (meno  male!).
Poi tre spiriti beati, che comprendo essere di donne, che mi  guardano, accennano e sorridono. Si direbbe che mi invitano. Sono  giovani. Ma già mi pare che i beati abbiano tutti una stessa età:  giovanile, perfetta, ed una uguale bellezza. Sono copie minori di Gesù e  Maria. Chi siano queste tre creature celesti non posso dire, ma poiché  due portano le palme e una solo dei fiori – le palme sono l’unico segno  che distingue i martiri dai vergini – credo di non errare nel dire che  sono Agnese, Cecilia  e Teresa di Lisieux.
Quel che, nonostante il mio buon volere, non le posso dire, è l’Alleluia di questa moltitudine. Un’Alleluia potente e pure soave come una carezza. E tutto ride e splende più vivo ad ogni osanna della moltitudine al suo Dio.
 La visione cessa e nella sua intensità si cristallizza in questa sua  forma. Maria mi lascia e, con Lei, Giovanni e Giuseppe, prendendo la  prima il suo posto di fronte al Figlio e gli altri il loro nella schiera  dei vergini.
Sia lode a Gesù Cristo.
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