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87 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


87 - Parabola dei mal consigliatida L’Evangelo, 570.6-8

Parabola dei mal consigliati
«[…] Un tempo vi era una famiglia  numerosissima tanto da essere una tribù. Figli numerosi si erano  sposati, formando, intorno alla prima famiglia, molte altre famiglie  ricche di figli, i quali alla loro volta, sposandosi, avevano formato  altre famiglie. Cosicché il vecchio padre si era come trovato a capo di  un piccolo regno del quale egli era re.
Come sempre avviene nelle  famiglie, fra i molti figli, e i figli dei figli, erano diversi i  caratteri. Chi buono e giusto, e chi prepotente e ingiusto. Chi contento  del suo stato e chi invidioso, parendogli minore la sua parte a quella  del fratello o del parente. E vi era, presso il più malvagio, il più  buono di tutti. E naturale era che questo buono fosse il più teneramente  amato dal padre di tutta la grande famiglia. E, come sempre avviene, il  malvagio, e quelli più simili a lui, odiavano il buono, perché era il  più amato, non riflettendo che essi pure avrebbero potuto essere amati,  se fossero stati buoni come lui. E il buono, al quale il padre confidava  i suoi pensieri perché li dicesse a tutti, era seguito dagli altri  buoni. Cosicché, dopo anni e anni, la grande famiglia si era divisa in  tre parti. Quella dei buoni e quella dei malvagi. E fra questa e quella  era la terza parte, fatta degli incerti, i quali si sentivano attirati  verso il figlio buono, ma temevano il figlio malvagio e quelli del suo  partito. Questa terza parte barcamenava fra l’una e l’altra delle due  prime, né sapeva decidersi per l’una o per l’altra con fermezza.
Allora  il vecchio padre, vedendo questa incertezza, disse al figlio suo  diletto: “Sinora tu hai speso la tua parola specialmente per quelli che  l’amano e per quelli che non l’amano, perché i primi te la chiedono per  amarmi sempre più con giustizia, e gli altri sono degli stolti che  devono essere richiamati alla giustizia. Ma tu vedi che questi stolti  non solo non l’accolgono, restando ciò che erano, ma alla loro prima  ingiustizia verso te, portatore del mio desiderio, uniscono quella di  corrompere con mali consigli quelli che ancora non sanno volere  fortemente prendere la via migliore. Va’ dunque da essi e parla loro di  ciò che io sono, e di ciò che tu sei, e di ciò che devono fare per  essere con me e con te”.
Il figlio, sempre ubbidiente, andò come  voleva il padre e ogni giorno conquistava qualche cuore. E il padre vide  così chiaramente chi erano i veri suoi figli ribelli e li guardava con  severità senza però rimproverarli, perché era padre e voleva attirarli a  sé con la pazienza, l’amore e l’esempio dei buoni.
Ma i malvagi  dissero, vedendosi soli: “Così troppo chiaramente appare che noi siamo i  ribelli. Prima ci confondevamo fra quelli che non erano né buoni né  cattivi. Ora vedeteli là! Vanno tutti dietro al figlio diletto. Occorre  fare. Distruggere la sua opera. Andiamo, fingendoci ravveduti, fra  quelli appena convertiti e anche presso i più semplici dei migliori, e  spargiamo voce che il figlio diletto finge di servire il padre ma in  verità si fa dei seguaci per poi rivoltarsi a lui, o anche diciamo che  il padre ha intenzione di eliminare il figlio e i suoi seguaci perché  troppo trionfano e offuscano la sua gloria di padre-re, e che perciò,  per difendere il figlio diletto e tradito, bisogna trattenerlo fra noi,  lontano dalla casa paterna dove lo attende il tradimento”.
E  andarono, così astutamente sottili nel suggerire e spargere voci e  consigli, che molti caddero nel tranello, specie quelli che erano da  poco convertiti, ai quali i cattivi consiglieri davano questo cattivo  consiglio: “Vedete quanto egli vi ha amato? Ha preferito venire fra voi  che stare presso il padre, o quanto meno presso i buoni fratelli. Tanto  ha fatto che al cospetto del mondo vi ha rialzato dalla vostra  abbiezione di esseri che non sapevano ciò che volevano ed erano perciò  derisi da tutti. Per questa sua predilezione per voi, voi avete il  dovere di difenderlo, anche di trattenerlo con la forza, se non bastano  le vostre parole di persuasione, a rimanere nei vostri campi. Oppure  sollevatevi, proclamandolo vostro duce e re, e marciate contro il padre  iniquo e i suoi figli come lui iniqui”.
Dicevano ancora, a chi  titubava osservando: “Ma egli vuole, ha voluto che noi si andasse con  lui ad onorare il padre, e ci ha ottenuto benedizioni e perdono”,  dicevano a questi: “Non credete! Non tutto il vero egli vi ha detto, né  tutto il vero il padre vi ha mostrato. Egli ha fatto così perché sente  che il padre sta per tradirlo e ha voluto provare i vostri cuori per  sapere dove trovare protezione e rifugio. Ma forse… — è tanto buono! —  forse poi si pentirà di aver dubitato del padre e vorrà tornare a lui.  Non glielo permettete”.
E molti promisero: “Non lo permetteremo”, e  si infervorarono in disegni atti a trattenere il figlio diletto, senza  accorgersi che mentre i cattivi consiglieri dicevano: “Noi vi aiuteremo a  salvare il benedetto”, i loro occhi erano pieni di luci di menzogna e  crudeltà, né che essi si ammiccavano fregandosi le mani e bisbigliando:  “Cascano nel tranello! Noi trionferemo!” ogni volta che qualcuno aderiva  alle loro subdole parole.
Poi se ne andarono, i cattivi consiglieri.  Se ne andarono spargendo in altri luoghi la voce che presto si sarebbe  visto il tradimento del figlio diletto, uscito dalle terre del padre per  creare un regno, avverso al padre, con coloro che erano in odio al  padre o per lo meno di incerto amore. E i suggestionati dai cattivi  consigli intanto complottavano come fare ad indurre il figlio diletto al  peccato di ribellione che avrebbe scandalizzato il mondo.
Solo i più  sapienti fra loro, quelli nei quali era penetrata più in fondo la  parola del giusto e vi aveva messo radice perché caduta in terreno avido  di accoglierla, dissero, dopo aver riflettuto: “No. Ciò non è bene  fare. È atto di malvagità verso il padre, il figlio e anche verso di  noi. Noi conosciamo la giustizia e sapienza dell’uno e dell’altro. La  conosciamo anche se sventuratamente non l’abbiamo sempre seguita. E non  dobbiamo pensare che i consigli di quelli che sono sempre stati  apertamente contro il padre e la giustizia, e anche contro il figlio  diletto del padre, possano essere più giusti di quelli che ci ha dato il  figlio benedetto”. E non li seguirono. Anzi, con amore e con dolore,  lasciarono andare il figlio là dove doveva, limitandosi ad accompagnarlo  con segni di amore sino ai confini dei loro campi ed a promettergli,  nel commiato: “Tu vai. Noi restiamo. Ma le tue parole sono in noi, e  d’ora innanzi noi faremo ciò che il padre vuole. Va’ tranquillo. Tu ci  hai levato per sempre dallo stato in cui ci trovasti. Ora, messi sulla  via buona, noi sapremo progredire in essa sino a giungere alla casa  paterna in modo da essere benedetti dal padre”. […]»

Spiegazioneda L’Evangelo, 570.9

«[…]  Ora Io vi chiedo: “Perché lo stesso consiglio operò in diverso modo?”.  Non rispondete? Io ve lo dirò, come lo dissi a Silo. Perché i consigli  acquistano valore o divengono nulli a seconda che sono o non sono  accolti. Inutilmente uno è tentato con mali consigli. Se non vuol  peccare, non peccherà. E non sarà punito per aver dovuto sentire le  insinuazioni dei malvagi. Non sarà punito, perché Dio è giusto e non  punisce di colpe non fatte. Sarà solo punito se, dopo aver dovuto  ascoltare il Male che tenta, senza usare dell’intelletto per meditare la  natura del consiglio né l’origine dello stesso, lo mette in pratica. Né  avrà scusa dicendo: “Lo credetti buono”. Buono è ciò che è gradito a  Dio. Può forse Dio approvare e gradire una disubbidienza, o cosa che  induce a disubbidienza? Può Dio benedire cosa in contrasto con la sua  Legge, ossia con la sua Parola? In verità vi dico che no. E ancora in  verità vi dico che bisogna saper morire anziché trasgredire alla Legge  divina. […]»

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