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85 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


85 - Parabola della stoffa strappata • da L’Evangelo, 567.3

Parabola della stoffa strappata
«[…] Paragono l’anima ad una  stoffa. Quando viene infusa è nuova, senza strappi. Ha solo la macchia  originale, ma non ha ferite nella sua compagine, né altre macchie, né  consunzioni. Poi, col tempo e per l’accoglimento dei vizi, si logora  talora sino a recidersi, per le imprudenze si macchia, per i disordini  si lacera. Ora, quando è lacerata, non bisogna fare un rammendo  maldestro, origine a più numerosi strappi, ma un paziente e lungo  rammendo perfetto, per annullare il più che si può la rovina fatta. E se  troppo è lacerata la stoffa, anzi se è talmente lacerata da averne  asportato un pezzo, non si deve superbamente pretendere di annullare la  rovina da sé, ma andare da chi si sa che può rendere novellamente  integra l’anima, perché tutto gli è concesso di fare e tutto Egli può  fare. Parlo di Dio, mio Padre, e del Salvatore che Io sono. Ma  l’orgoglio dell’uomo è tale che, più grande è la rovina della sua anima,  e più cerca di rabberciarla con rimedi incompleti che creano un malanno  sempre più grande.
Mi potrete obbiettare che uno strappo sempre si  vedrà. Lo ha detto anche Salome. Sì, si vedranno sempre le ferite che  un’anima ha subito. Ma l’anima lotta la sua battaglia, e perciò è  conseguente che venga colpita. Tanti sono i nemici che ha d’attorno. Ma  nessuno, vedendo un uomo coperto di cicatrici, segni di altrettante  gloriose ferite ricevute in battaglia per conseguire vittoria, può dire:  “Quest’uomo è immondo”. Dirà anzi: “Costui è un eroe. Ecco là i segni  porpurei del suo valore”. Né mai si vedrà che un soldato eviti di farsi  curare vergognandosi di una gloriosa ferita, ma anzi va dal medico e gli  dice con santo orgoglio: “Ecco, ho combattuto e ho vinto. Non mi sono  risparmiato. Tu lo vedi. Ora risarciscimi perché io sia pronto per altre  battaglie e vittorie”. Invece colui che è piagato da malattie immonde,  causate in lui da vizi indegni, colui si vergogna delle sue piaghe e  davanti ai familiari e gli amici, e anche davanti ai medici, e talora è  così assolutamente stolto che le tiene nascoste sinché il loro fetore  non le disvela. Ma allora è troppo tardi per riparare.
Gli umili sono  sempre sinceri, e anche sono dei valorosi che non hanno da vergognarsi  delle ferite riportate nella lotta. I superbi sono sempre menzogneri e  vili, e per il loro orgoglio giungono alla morte, non volendo andare da  chi può guarirli e dirgli: “Padre, io ho peccato. Ma, se Tu vuoi, mi  puoi guarire”. Molte sono le anime che, per l’orgoglio di non avere a  confessare una colpa iniziale, giungono alla morte. E allora anche per  esse è troppo tardi. Non riflettono che la misericordia divina è più  potente e vasta di ogni cancrena, per potente e vasta che sia, e che  tutto può risanare. Ma esse, le anime degli orgogliosi, quando si  accorgono di aver sprezzato ogni salvezza, cadono in disperazione,  poiché sono senza Dio e, dicendo: “È troppo tardi”, si danno l’ultima  morte, quella della dannazione. […]»

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