>

80 - VALTORTAVOX

Parole di vita ETERNA
TEMATICHE
OPERE
VIDEO
Vai ai contenuti

Voce narrante • DANIELA CIAVONI


80 - Parabola che paragona peccatori e malati • da L’Evangelo, 523.5

Parabola che paragona peccatori e malati
«[…] A che paragonerò  Io coloro che, dopo essere stati peccatori, poi si convertono? Li  paragonerò a malati che guariscono. A che paragonerò gli altri che non  hanno pubblicamente peccato, o che, rari più di perle nere, non hanno  fatto mai, neppur nel segreto, colpe gravi? Li paragonerò a delle  persone sane. Il mondo è composto di queste due categorie. Sia nello  spirito che nella carne e sangue. Ma, se uguali sono i paragoni, diverso  è il modo del mondo di usare coi malati guariti, che erano malati nella  carne, da quello che esso usa coi peccatori convertiti, ossia coi  malati dello spirito che tornano in salute.
Noi vediamo che quando  anche un lebbroso, che è il malato più pericoloso e più isolato perché  pericoloso, ottiene la grazia di guarigione, dopo essere stato osservato  dal sacerdote e purificato, viene riammesso nel consorzio delle genti, e  anzi quelli della sua città lo festeggiano perché guarito, perché  risuscitato alla vita, alla famiglia, agli affari. Gran festa in  famiglia e in città, quando uno che era lebbroso riesce ad ottenere  grazia e a guarire! È una gara fra i famigliari e i cittadini a  portargli questo e quello e, se è solo e senza casa o mobili, a  offrirgli tetto o mobiglia, e tutti dicono: “È uno prediletto da Dio. Il  suo dito lo ha sanato. Facciamogli dunque onore, e onoreremo Colui che  lo ha creato e ricreato”. È giusto di fare così. E quando,  sventuratamente invece, uno ha i primi segni di lebbra, con che amore  angoscioso parenti e amici lo colmano di tenerezze, finché è possibile  ancora farlo, quasi per dargli, tutto in una volta, il tesoro di affetti  che gli avrebbero dato in molti anni, perché se lo porti seco nel suo  sepolcro di vivo.
Ma perché allora per gli altri malati non si fa  così? Un uomo comincia a peccare, e famigliari e soprattutto  concittadini lo vedono? Perché allora non cercano con amore di  strapparlo al peccare? Una madre, un padre, una sposa, una sorella  ancora lo fanno. Ma è già difficile che lo facciano i fratelli, e non  dico poi che lo facciano i figli del fratello del padre o della madre. I  concittadini, infine, non sanno che criticare, schernire, insolentire,  scandalizzarsi, esagerare i peccati del peccatore, segnarselo a dito,  tenerlo discosto come un lebbroso quelli che sono più giusti, farsi suoi  complici, per godere alle sue spalle, quelli che giusti non sono. Ma  non c’è che ben raramente una bocca, e soprattutto un cuore, che vada  dall’infelice con pietà e fermezza, con pazienza e amore soprannaturale,  e si affanni a frenarne la discesa nel peccato. E come? Non è forse più  grave, veramente grave e mortale la malattia dello spirito? Non priva  essa, e per sempre, del Regno di Dio? La prima delle carità verso Dio e  verso il prossimo non deve essere questo lavoro di sanare un peccatore  per il bene della sua anima e la gloria di Dio?
E quando un peccatore  si converte, perché quell’ostinatezza di giudizio su di lui, quel quasi  rammaricarsi che egli sia tornato alla salute spirituale? Vedete  smentiti i vostri pronostici di certa dannazione di un vostro  concittadino? Ma dovreste esserne felici, perché Colui che vi smentisce è  il misericordioso Iddio, che vi dà una misura della sua bontà a  rincuorarvi nelle vostre colpe più o meno gravi. E perché quel  persistere a voler vedere sporco, spregevole, degno di stare  nell’isolamento, ciò che Dio e la buona volontà di un cuore hanno fatto  netto, ammirevole, degno della stima dei fratelli, anzi della loro  ammirazione? Ma ben giubilate anche se un vostro bue, un vostro asino o  cammello, o la pecora del gregge, o il colombo preferito guariscono da  una malattia! Ben giubilate se un estraneo, che appena ricordate a nome  per averne sentito parlare al tempo in cui fu isolato perché lebbroso,  torna guarito! E perché allora non giubilate per queste guarigioni di  spirito, per queste vittorie di Dio? Il Cielo giubila quando un  peccatore si converte. Il Cielo: Dio, gli angeli purissimi, quelli che  non sanno cosa è peccare. E voi, voi uomini, volete essere più  intransigenti di Dio?

Spiegazioneda L’Evangelo, 523.6

«[…]  Fate, fate giusto il vostro cuore e riconoscete il Signore non soltanto  come presente fra le nuvole d’incenso e i canti del Tempio, nel luogo  dove solamente la santità del Signore, nel Sommo Sacerdote, deve  entrare, e dovrebbe essere santa come il nome lo indica. Ma anche nel  prodigio di questi spiriti risorti, di questi altari riconsacrati, sui  quali l’Amore di Dio scende coi suoi fuochi ad accendere il sacrificio».
[…]  «E se da un peccatore, che un tempo vi ha dato spettacolo di scandalo,  ricevete ora spettacoli di edificazione, non vogliate schernire ma  imitare. Perché nessuno è mai tanto perfetto da essere impossibile che  un altro lo ammaestri. E il Bene è sempre lezione che va accolta, anche  se colui che lo pratica un tempo era oggetto di riprovazione. Imitate e  aiutate. Perché, così facendo, glorificherete il Signore e dimostrerete  che avete capito il suo Verbo. Non vogliate essere come quelli che in  cuor vostro criticate perché le loro azioni non corrispondono alle loro  parole. Ma fate che ogni vostra buona azione sia il coronamento di ogni  vostra buona parola. E allora veramente sarete guardati e ascoltati  benevolmente dall’Eterno. […]»

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta • ETS  ► CLICCA QUI e VISITA

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Torna ai contenuti