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58 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


58 - Le DUE VOLONTÀda L’Evangelo, 394.1

«[…] Un padre perfetto aveva due figli. Amati  ambedue di uguale sapiente amore. Indirizzati ambedue su vie buone.  Nessuna differenza nel modo di amare e di dirigere. Eppure, sensibile  differenza era nei due figli. Uno, il primogenito, era umile,  ubbidiente, senza discutere faceva la volontà paterna, sempre ilare e  contento del suo lavoro. L’altro, benché minore, era sovente malcontento  e aveva discussioni col padre e col suo proprio io. Sempre  meditava, e con molto umana meditazione, sui consigli e sugli ordini che  riceveva. E in luogo di eseguirli così come venivano dati, si  permetteva di modificarli in tutto o in parte, come se chi lo comandava  fosse uno stolto. Il maggiore gli diceva: “Non fare così. Dài pena al  padre!”. Ma egli rispondeva: “Sei uno stolto. Grande e grosso come sei, e  primogenito per giunta, adulto ormai, oh! io non vorrei rimanermene al  rango dove il padre ti ha messo. Ma vorrei fare di più. Impormi ai  servi. Che capiscano che io sono il padrone. Sembri un servo tu pure,  con la tua perpetua mansuetudine. Non vedi come in fondo passi  inosservato con tutta la tua primogenitura? Qualcuno ti deride  persino…”. Il secondogenito, tentato — più che tentato, allievo di  Satana, di cui con attenzione metteva in pratica le insinuazioni —  tentava il primogenito. Ma costui, fedele al Signore nel rispetto della  Legge, si manteneva fedele anche verso il padre suo, che onorava con la  sua condotta perfetta.
Passarono gli anni e il secondogenito,  seccato di non poter regnare come sognava, dopo avere pregato il padre  più volte: “Da’ a me il comando di fare in tuo nome, per il tuo onore,  in luogo di mantenerlo a quello stolto che è più mite di una pecorella”,  dopo aver tentato di spingere il fratello a fare più che il padre non  comandasse per imporsi sui servi, sui concittadini e confinanti, disse a  se stesso: “Oh! basta! Qui ci va di mezzo anche il nostro buon nome!  Posto che nessuno vuol fare, farò io”. E si mise a fare cose di sua  testa, abbandonandosi alla superbia e alla menzogna e disubbidendo senza  scrupoli. Il padre gli diceva: “Figlio mio, sta’ sotto al primogenito.  Egli sa ciò che fa”. Diceva: “Mi dicono che hai fatto questo. È vero?”. E  il secondogenito diceva, scrollando le spalle, all’una e all’altra  parola paterna: “Sa, sa! È troppo timido, titubante. Perde le occasioni  di trionfo”. Diceva: “Io non l’ho fatto”. Il padre diceva: “Non andare  in cerca di aiuti da questo e quello. Chi vuoi che ti aiuti meglio di  noi a dare lustro al nome nostro? Sono falsi amici, che ti aizzano per  ridere poi alle tue spalle”. E il secondogenito diceva: “Sei geloso che  sia io quello che ho iniziativa? Del resto, io so di fare bene”.
Passò  ancora del tempo. Sempre più il primo cresceva in giustizia e l’altro  nutriva le male passioni. Infine il padre disse: “È l’ora di finirla. O  ti pieghi a ciò che è detto, o perdi il mio amore”. E il ribelle andò a  dirlo ai falsi amici. “Te la prendi per questo? Ma no! C’è modo di porre  il padre nell’impossibilità di preferire un figlio all’altro. Metticelo  nelle nostre mani e noi ci penseremo. Tu sarai senza colpa materiale, e  il possesso dei beni rifiorirà perché, levato di mezzo il troppo buono,  tu potrai dargli gran lustro. Non sai che è meglio un atto forte, anche  se dà dolore, all’inerzia che è danno del possesso?”, risposero loro. E  il secondogenito, ormai saturo di malavolontà, aderì all’indegno  complotto. […]»
Spiegazioneda L’Evangelo, 394.1-2

«[…]  Ora ditemi. Si può forse incolpare il padre di avere dato due sistemi  di educazione ai due figli? Si può dire che egli è complice? No. E come,  allora, mentre un figlio è santo, l’altro è malvagio? La volontà  dell’uomo è forse, in anticipo, data in due modi? No. Data è in un’unica  maniera. Ma l’uomo a suo pro’ la muta; e chi è buono, buona fa la sua  volontà; chi malvagio, malvagia.
Io vi esorto, o voi di Keriot — e  sarà l’ultima volta che vi esorto a seguire vie di sapienza — a seguire  unicamente la buona volontà. Quasi al termine del mio ministero, Io vi  dico le parole cantate sul mio nascere: “Pace è per gli uomini di buona  volontà”. Pace! Ossia riuscita, ossia vittoria in Terra e in Cielo,  perché Dio è con chi ha buona volontà di ubbidirlo. Dio non guarda  tanto le opere altisonanti che l’uomo fa di sua iniziativa, quanto  l’umile ubbidienza, pronta, fedele, alle opere che Egli propone. […]»

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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