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38 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


38 - Il RE BUONO e il SERVO CATTIVOda L’Evangelo, 278.4

«[…] Un re volle fare i conti coi  suoi servi. Li chiamò dunque uno dopo l’altro cominciando da quelli che  erano i più in alto. Venne uno che gli era debitore di diecimila  talenti. Ma il suddito non aveva con che pagare l’anticipo che il re gli  aveva fatto per potersi costruire case e beni d’ogni genere, perché in  verità non aveva, per molti motivi più o meno giusti, con molta solerzia  usato della somma ricevuta per questo. Il re-padrone, sdegnato della  sua infingardia e della mancanza di parola, comandò fosse venduto lui,  la moglie, i figli e quanto aveva, finché avesse saldato il suo debito.  Ma il servo si gettò ai piedi del re e con pianti e suppliche lo  pregava: “Lasciami andare. Abbi un poco di pazienza ancora ed io ti  renderò tutto quanto ti devo, fino all’ultimo denaro”. Il re,  impietosito da tanto dolore — era un re buono — non solo acconsentì a  questo ma, saputo che fra le cause della poca solerzia e del mancato  pagamento erano anche delle malattie, giunse a condonargli il debito.
Il  suddito se ne andò felice. Uscendo di lì, però, trovò sulla sua via un  altro suddito, un povero suddito al quale egli aveva prestato cento  denari tolti ai diecimila talenti avuti dal re. Persuaso del favore  sovrano, si credette tutto lecito e, preso quell’infelice per la gola,  gli disse: “Rendimi subito quanto mi devi”. Inutilmente l’uomo piangendo  si curvò a baciargli i piedi gemendo: “Abbi pietà di me che ho tante  disgrazie. Porta un poco di pazienza ancora e ti renderò tutto, fino  all’ultimo spicciolo”. Il servo, spietato, chiamò i militi e fece  condurre in prigione l’infelice perché si decidesse a pagarlo, pena la  perdita della libertà o anche della vita.
La cosa fu risaputa dagli  amici del disgraziato i quali, tutti contristati, andarono a riferirlo  al re e padrone. Questi, saputa la cosa, ordinò gli fosse tradotto  davanti il servitore spietato e, guardandolo severamente, disse: “Servo  iniquo, io ti avevo aiutato prima perché tu diventassi misericordioso,  perché ti facessi una ricchezza, poi ti ho aiutato ancora col condonarti  il debito per il quale tanto ti raccomandavi che io avessi pazienza. Tu  non hai avuto pietà di un tuo simile mentre io, re, per te ne avevo  avuta tanta. Perché non hai fatto ciò che io ti ho fatto?”. E lo  consegnò sdegnato ai carcerieri, perché lo tenessero finché avesse tutto  pagato, dicendo: “Come non ebbe pietà di uno che ben poco gli doveva,  mentre tanta pietà ebbe da me che re sono, così non trovi da me pietà”.  […]»

Spiegazione • da L’Evangelo, 278.5

«[…]  Così pure farà il Padre mio con voi se voi sarete spietati ai fratelli,  se voi, avendo avuto tanto da Dio, sarete colpevoli più di quanto non  lo è un fedele. Ricordate che in voi è l’obbligo di essere più di ogni  altro senza colpe. Ricordate che Dio vi anticipa un gran tesoro, ma  vuole che gliene rendiate ragione. Ricordate che nessuno come voi deve  saper praticare amore e perdono.
Non siate servi che per voi molto  volete e poi nulla date a chi a voi chiede. Come fate, così vi sarà  fatto. E vi sarà chiesto anche conto del come fanno gli altri,  trascinati al bene o al male dal vostro esempio. Oh! che in verità se  sarete santificatori possederete una gloria grandissima nei Cieli! Ma,  ugualmente, se sarete pervertitori, o anche solamente infingardi nel  santificare, sarete duramente puniti.
Io ve lo dico ancora una  volta. Se alcuno di voi non si sente di essere vittima della propria  missione, se ne vada. Ma non manchi ad essa. E dico: non manchi nelle  cose veramente rovinose alla propria e all’altrui formazione. E sappia  avere amico Dio, avendo sempre in cuore perdono ai deboli. Allora ecco  che ad ognun di voi che sappia perdonare sarà da Dio Padre dato perdono.  […]»

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus
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